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del comune di Fontecchio
(L'Aquila, Abruzzo)


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L'ambiente naturale

Il Comune di Fontecchio
si trova all'interno
della Comunità Montana
Sirentina
e del Parco
Regionale del Sirente Velino


Logo Co. Montana Sirentina Logo Parco Sirente Velino
La media valle dell’Aterno, compresa fra San Demetrio ne’ Vestini e la conca Peligna è forse una delle zone più interessanti dell’Abruzzo aquilano, ma è anche delle meno conosciute.
La caratteristica predominante è data dal fatto che il Fiume Aterno, in questo tratto del suo corso, abbassa sempre più il proprio alveo incassandosi ed assumendo l’aspetto di una vera e propria gola, fisionomia questa che conserva fino al paese di Raiano.
Le pendici della valle risultano di conseguenza assai ripide soprattutto nel versante destro, e il fondovalle è molto stretto, tanto da non lasciare spazio per l’edificazione dei centri abitati che, nella maggioranza dei casi, troviamo sul versante sinistro della valle, mentre solo raramente sono presenti sulla destra del fiume.

Fontecchio è uno dei comuni appartenenti a questa parte della valle ed è situato proprio al centro della zona descritta. Il territorio comunale, una volta più esteso dell’attuale, è localizzato proprio a cavallo del fiume e si allunga dall’ultima delle dorsali del versante orientale del Monte Sirente (Costa Pretara-Colle Alto) fino al crinale del Monte S. Pio.
Il territorio comunale può essere diviso da un punto di vista strettamente geografico-morfologico in due settori: il versante di destra del Fiume Aterno, molto scosceso e ricoperto di boschi alternati a pascoli, e il versante a sinistra dello stesso fiume, più dolce e caratterizzato da dossi e pianori in cui si pratica l’agricoltura.
Questa differenziazione superficiale rispecchia a grandi linee la diversa costituzione geologica ed il diverso dislocamento dei substrati sottostanti. Infatti sulla destra orografica dell’Aterno prevalgono i calcari compatti chiari del Cretaceo coperti da alluvioni e riempimenti dell’Olocene nelle valli e depressioni chiuse, la più grande delle quali è Valle Iannella-Valle Ovacchia.
Il fondovalle è presumibilmente interessato da una faglia ed è occupato da depositi alluvionali recenti dell’Olocene, in prossimità del fiume e, a valle dell’abitato di Fontecchio, da sabbie e conglomerati, brecce e limi del Pleistocene medio ed inferiore con sporadici affioramenti di alluvioni antiche talvolta terrazzate, del Pleistocene superiore.

Il Sirente
Il versante sinistro orografico si presenta geologicamente molto articolato; un insieme di faglie e fratture, disposte a “spina di pesce” ai lati di una direttrice principale orientata nord-sud separa varie formazioni geologiche tra cui prevalgono i calcari marnosi del Miocene, i complessi fluvio-lacustri inferiori del Pleistocene Medio e le alluvioni recenti dell’Olocene.
Verso il Monte delle Macchie (m1163s.l.m.) affiorano di nuovo i calcari compatti chiari del Cretaceo.
Considerando più da vicino gli aspetti naturalistici del territorio, bisogna subito precisare che, in tutto questo tratto della Valle dell’Aterno, con il termine “ambiente” non si può fare a meno di comprendere, in un tutt’uno indivisibile sia l’azione dell’uomo sul paesaggio, che le caratteristiche strettamente naturali.
In tale comprensorio, infatti, l’attività umana di tipo agricolo-pastorale, non ha subito grosse trasformazioni, anzi negli ultimi decenni, sia per motivi legati allo spopolamento tipico delle aree interne abruzzesi, sia per la vicinanza di centri maggiori come L’Aquila e i paesi della Valle Peligna, che fungono da poli di attrazione per la popolazione, si è avuta una netta diminuzione dell’impatto umano sull’ambiente.
Il risultato di tale situazione sono le tranquille linee di paesaggio in cui le chiazze di colore pastello rivelano, per i loro contorni regolari, l’origine di campo coltivato, di prato falciato o di stazzo, incorniciate dal verde dei versanti montuosi, con una fusine dei vari elementi così ben riuscita che difficilmente riusciremmo ad immaginare altre forme, altri colori, altro aspetto, diversi dall’attuale.

E’ chiaro però che un’occhiata più attenta permette di cogliere le inevitabili alterazioni che qui, come altrove, la natura ha subito; in particolare il bosco, come fonte di materia prima indispensabile per mille usi, è quello che ha risentito delle maggiori trasformazioni.
Il querceto a roverella (Quercus pubescens) di cui non è difficile immaginare una lontana esuberanza, si ritrova rado e degradato con esili cedui che faticosamente contendono l’avanzare di formazioni vegetazionali più banali.

Scendendo un po’ più nei particolari dei vari aspetti che caratterizzano il territorio di Fontecchio, è bene iniziare a partire dal Fiume Aterno, sicuramente l’elemento dominante del paesaggio.
Il corso di questo fiume sin dalla sua origine subisce alterne vicende e lungo il suo cammino si susseguono tratti estremamente inquinati e degradati a zone in cui l’ecosistema fluviale presenta ancora molte delle sue peculiarità.

Veduta
Nel territorio di Fontecchio, in particolare, il fiume sembra aver smaltito l’impatto degli scarichi fognari della città capoluogo, da poco abbandonata, e le sue acque scorrono apparentemente abbastanza limpide e tranquille nel corso naturale, accompagnate per ampi tratti dalla tipica vegetazione ripariale; ingnare che da lì a qualche chilometro le attende, all’altezza di Molina Aterno, uno squallido letto di cemento.
Questa sorte, comune a molti corsi d’acqua abruzzesi, rende i lembi residui di ambiente fluviale ancor più preziosi e degni di attenzione.
Percorrendo uno degli itinerari di seguito proposti, che passano lungo il fiume, è possibile osservare lungo le sponde le cortine di salici arbustivi (Salix sp.pl.) che si piegano fino a sfiorare l’acqua, precedendo i filari diritti e slanciati dei pioppi (Populus nigra), mentre lungo il greto e i suoi bordi tante altre specie erbacee trovano le condizioni ideali per la vita. Ricordiamo la più appariscente a causa delle dimensioni enormi delle foglie: il farfaraccio (Petasites Hybridum), gli equiseti dalla fronde leggere, la menta d’acqua e molte altre.
Allontanandosi dal fiume, la situazione, come già accennato è notevolmente differente tra il versante sinistro e destro della valle.

A destra il pendio immediatamente si inclina sollevandosi con un dislivello di circa 500 metri fino a quota 1025, nel pianoro calcareo occupato dalle Pagliare.
La vegetazione forestale è rappresentata da querceti caducifogli in cui prevale la roverella (Quercus pubescens) sotto forma di ceduo abbastanza degradato, sia per la naturale scoscesiti del pendio, sia per l’eccessivo taglio del bosco avvenuto in passato.
Ad essa si accompagnano il cerro (Quercus cerris), il carpino nero (Ostrya carpinifolia), il nocciolo (Corylus avellana), l’orniello (Fraxinus ornus), diversi aceri (Acer monsplessulanum, A. campestre, A. pseudoplatanus, ecc.); questi alberi raramente raggiungono dimensioni di una certa consistenza, a volte li ritroviamo sui pendii più scoscesi dove il terreno è più roccioso sotto forma arbustiva insieme ai tipici cespugli delle medie quote montane come il biancospino(Crataegus monogyna), le rose selvatiche (Rosa sp.pl.), la sanguinella (Cornus sanguinea), la berretta del prete (Euonimus europaeus) e molti altri.

Il sottobosco presenta poi una grande varietà di specie che si susseguono nei mesi rendendo vario l’ambiente con il mutare della stagione, dalle viole (Viola reichenabchiana e altre) e le primule (Primula vulgaris) che annunciano la primavera si passa ai gerani selvatici (Geranium sp.pl.), alle composite, alle erbe aromatiche, fino alle più rare e preziose orchidee spontanee.
Salendo di quota la roverella e le altre specie arboree vengono gradualmente sostituite dal faggio (Fagus sylvatica) e i due aspetti del bosco a tratti si compenetrano. Superato il pendio, la depressione chiusa che accoglie i tipici villaggi detti Pagliare, si presenta con una vegetazione molto rigogliosa in cui prevalgono ampi tratti di pascolo particolarmente ricchi di graminacee e leguminose ottime foraggere.
Queste superfici risultano oggi quasi completamente inutilizzate per la forte contrazione che l’allevamento ha subito negli ultimi anni.

Ai margini dei pascoli e dei terreni ex coltivi che circondano le Pagliare, ritroviamo ancora il bosco di faggio misto a querce, aceri, carpini che riveste a perdita d’occhio l’ultimo gradone che separa il pianoro dalle pendici più alte del Monte Sirente.
Particolarmente spettacolari in questa zona, le fioriture primaverili di maggiociondolo (Laburnum anagyroides) una leguminose arbustiva i cui grappoli di fiori gialli danno un tono di colore tutto particolare al paesaggio.
In piccoli nuclei ai margini tra prati e cespugli è possibile ritrovare un’orchidea spontanea dal nome singolare di Loroglossum adriaticum. L’elemento caratterizzante del suo fiore, chamato labello, che si allunga come un piccolo nastro fino a oltre sette centimetri, di colore rosa porporino.
Spostandoci sul versante sinistro della valle si risale verso l’abitato per un pendio abbastanza dolce occupato da formazioni vegetazionali erbacee tipiche dei prati aridi calcarei e da campi abbandonati su cui rimangono ancora molti alberi da frutto come mandorli, ciliegi, meli e peri.
Oltre il paese si estende la parte pianeggiante del territorio che arriva fino alle pendici del Monte S. Pio. Su questi terrazzamenti depositati dal fiume si alternano i campi coltivati con tipici prodotti montani: legumi, orzo, grano, fieno, patate, ecc., mentre sui terreni da tempo inutilizzati la vegetazione naturale riprende lentamente il sopravvento.
Tra gli aspetti vegetazionali tipici ricordiamo i bromati in cui la pianta più rappresentata è una graminacea, il bromo (Bromus erectus), accompagnata da molte altre specie erbacee che ben si adattano alle condizioni di aridità tipiche del substrato calcareo che assorbe rapidamente l’acqua.
Tra esse ricordiamo alcune piante spinose, poco gradite agli escursionisti come l’eringio (Eryngium campestre) ed il cirso (Cirsium arvense), oppure, la ben conosciuta dai pastori, erba norcina (Sanguisorba minor), le cui piccole figlie dentate hanno un gradevole sapore di noce fresca, usata in molte zone d’Italia per aromatizzare le insalate. Un po’ ovunque si ritrova una piccola leguminose dai fiorellini gialli disposti a raggera conosciuta come finestrino (Lotus corniculatus), e molte piante aromatiche come il timo (Thymus sp.), la santoreggia (Santureja montana), che riempiono l’aria con i loro profumi intensi.
Più rare sono le orchidee soprattutto quelle del genere Ophrys i cui fiori, che imitano le forme di insetti, sono un irresistibile richiamo per questi agenti impollinatori.
Ma l’interesse flogistico degli ambienti della Valle dell’Aterno non si ferma qui, il territorio di Fontecchio vanta anche la presenza di una pianta particolarmente rara, rinvenuta proprio nei pressi del paese per la prima volta in Abruzzo.
Si tratta dell’andracne (Andracne telephioides), un piccolo cespuglio appartenente alla famiglia delle Euforbiacee di cui sono più conosciute appunto le euforbie, piante velenose riconoscibili per la presenza di un lattice biancastro che percorre il fusto.
E’ una pianta alta dai 20 ai 40 centimetri con fusti scuri, molto ramificati alla base, che portano piccole foglie e fiori maschili e femminili di colore giallo-verdastro.
Altrove in Italia questa specie vive a quote molto più basse, addirittura a livello del mare, per cui la sua presenza nel territorio di Fontecchio è ancora più significativa.
L’ambiente in cui è stata ritrovata è quello dei macereti aridi con pietre affioranti situati al bordo della S.S.261 nelle vicinanze del paese, condizioni estremamente drastiche per la vita vegetale che nel corso dell’evoluzione si è adattata e perfezionata per resistervi e spesso presenta aspetti peculiari e rari.

Allontanandosi dalla strada principale ed addentrandosi lungo le vie interpoderali che arrivano fino ai vecchi cascinali è possibile osservare qua e là qualche maestoso esemplare di quercia secolare, ultimi superstiti e testimoni sia della ricchezza forestale di un tempo, sia di una civiltà contadina ormai quasi completamente perduta.

Veduta
Spostandoci verso le pendici che delimitano la sinistra orografica della valle ritroviamo ancora ampi tratti di bosco di roverella alternata a zone rimboschite prevalentemente a pino nero (Pinus nigra), questi querceti, come tutti gli altri distribuiti lungo la valle, sono ricchi di tartufo nero, prezioso fungo sotterraneo che vive in simbiosi con le radici delle querce, noto a tutti per il gusto e il particolare aroma che conferisce ai piatti.
Sono parecchi infatti gli abitanti di Fontecchio e dei paesi vicini che integrano il proprio reddito dedicandosi alla ricerca di questo frutto della terra che raggiunge sul mercato prezzi notevoli, e che va sempre più affermandosi per l’ottima qualità.
Negli ambienti descritti vivono ancora numerose specie animali, anche se le modificazioni ambientali, la pressione venatoria ed il disturbo arrecato dall’uomo hanno impoverito di molto la consistenza faunistica di questa zona, soprattutto ai danni delle specie più rare e significative.
Fra i mammiferi iù comuni ricordiamo il riccio (Erinus europaeus) troppo spesso vittima delle strade; il piccolo e delizioso topo quercino (Eliomys quercinus) che conduce vita arboricola nutrendosi prevalentemente di nocciole; la lepre (Lepus capensis), vittima prediletta dei cacciatori; la volpe (Vulpes vulpes) predatrice dalla proverbiale astuzia che non disdegna tuttavia la facile possibilità di procurarsi il cibo nelle discariche di rifiuti, e ancora tra i predatori, la faina (Martes foina) e la donnola (Mustela nivalis).

Abbastanza consistente è anche la presenza di cinghiale (Sus scrofa) soprattutto nella zona delle Pagliare dove trova vasti ambienti in cui aggirarsi indisturbato, mentre il lupo (Canis lupus) compare più raramente nel territorio, anche se la sua presenza è stata purtroppo documentata anche di recente, dal ritrovamento di un cadavere impallinato di una giovane lupa, avvenuto nel 1985, nella valle contigua a quella dell’Aterno.
Tali presenze sono verosimilmente dovute agli spostamenti del piccolo branco che vive nella zona del Monte Sirente.
Infine l’orso brubo morsicano (Ursus arctos marsicanus) la cui presenza, anche se non segnalata propriamente per il territorio comunale di Fontecchio, risulta da avvistamenti casuali e da tracce rinvenute nel vicino paese di Goriano Valle (Comune di Tione degli Abruzzi) negli anni 1991-1992. Si tratta, quasi certamente di esemplari erranti del plantigrado quindi non si può parlare di stanzialità del simpatico animale, ma il fatto in se dà un valore particolare ai territori della bassa Valle dell’Aterno e della Valle Subequana.
E’ sempre di questi ultimi anni (1990-1993) il ritorno in tutto il comprensorio del Monte Sirente del capriolo (Capreolus capreolus) con tutta probabilità risultato dell’acclimatazione e delle fughe avvenute dal recinto faunistico di Fonte Anatrella (Comune di Rocca di Mezzo).

Pascolo
Più numerosa è l’avifauna, rappresentata dalle specie più comuni di uccelli che scelgono le campagne ed anche gli insediamenti umani come luogo di nidificazione.
Ricordiamo il merlo (Turdus merula), presente un po’ dovunque, il pettirosso (Erithacus nubecola), l’upupa, (Upupa epops) dalle piume variegate, l’allodola (Alauda arvensis), la ghirlandaia (Garrulus glandarius), il passero solitario (Monticala solitarius), la cinciarella (Parus caeruleus), la cinciallegra (Corpus corone cornix) e molti altri che sicuramente renderanno più interessanti, con la loro canora presenza, lo svolgimento degli itinerari di seguito proposti.
Tra i rapaci ricordiamo il gheppio (Falco tinnunculus), la poiana (Buteo buteo), il barbagianni (Tyto alba), il gufo comune (Asio otus), la civetta (Athene noctua), il gufo comune (Asio otus), questi ultimi spesso nidificanti nei tanti edifici abbandonati. Da segnalare anche se la presenza, ma non si sa se nidificante o di passo, del lanario (Falco biarmicus), tipico e raro falconiforme legato agli ambienti rocciosi di cui nel 1991 fu rinvenuto un esemplare adulto ferito nel territorio comunale di Tione degli Abruzzi.
Non si può nemmeno dimenticare come nei cieli di questa parte della Valle dell’Aterno non sia difficile ammirare il volo maestoso dell’aquila reale (Aquila chrysaetos) la cui presenza stabile nel gruppo montuoso del sirente consente allo splendido rapace di avere il territorio comunale di Fontecchio tra le normali aree di caccia.

Per aumentare l’interesse per la fauna ma soprattutto per permettere un corretto e rispettoso rapporto con gli animali è in fase di realizzazione in località “Turro”, non lontano da Fontecchio, un’”Area Faunistica per gli Ungulati” in cui sarà possibile ammirare, in uno stato di semilibertà, degli esemplari di capriolo.

In conclusione, quindi, sono molteplici i motivi di interesse che il territorio di Fontecchio offre al visitatore appassionato di natura. C’è da augurarsi che gli itinerari proposti insieme alle note che li precedono siano un valido stimolo per avvicinarsi a questa zona cercando di capire i segni, i colori, gli aromi e i suoni che la natura ci offre.
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