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Chiesa di Santa Petronilla
La piccola chiesa di Santa Petronilla sorge isolta a circa un chilometro dal paese, sul colle detto di S.Francesco. lungo la vecchia strada che da Fontecchio conduceva alla frazione di Pedicciano, nel Comune di Fagnano.
La data del 1493, posta sull'architrave della porta d'ingresso, è, con ogni probasbilità, riferita all'aedificazione della chiesa nelle forme in cui ancor oggi la vediamo. In origine era dedicata a San Pietro ad Aram, ed il nome può far pensare alla presenza, sul medesimo sito, di un'ara pagana.
Dopo essere stata abbandonata per anni è stata oggetto recentemente di un intervento di restauro che ne ha impedito il crollo e la perdita completa. Si presenta con una semplice facciata in pietrame dai grossi cantonali d'angolo squadrati, con coronamento a capanna. Sulla stessa si apre un semplice portale riquadrato da conci in pietra squadrata e con due mensole semplicemente lavorate a sorreggere l'architrave monolitico; a destra della porta, entro un grande arco tamponato, si apre una finestra rettangolare con stipiti, soglia ed architrave in pietra. Gli altri prospetti non presentano alcuna apertura, ma in quello di sud è leggibile la traccia di un arco ed in quello di nord si presentano alcuni elementi lapidei ben squadrati che lasciano pensare ad una porta. La parete di sud si caratterizza per l'accentuata “scarpa” che permette di reggere il terrapieno sul quale è costruita la chiesa.
L'interno è un unico ambiente spoglio di qualunque arredo,, ma si ha notizia, e documentazione fotografica, che sino agli anni settanta vi era un altare in pietra finemente lavorata a formare una bella edicola composta da un archivolto sestiacuto scolpito con motivi a fogliame poggiante su capitelli compositi e, a loro volta, su esili colonnine a pianta ottagona sorrette da due grosse mensole, Putroppo di questi pregevoli elementi scultorei quattrocenteschi non si ha notizia e non resta altro che la succitata documentazione fotografica. Chiesa Madonna delle Grazie
Sulla strada statale Subequana, andando verso Sulmona, prima di uscire da Fontecchio si incontra sulla destra la piccola Chiesa dedicata a S.Maria delle Grazie. L'edificio è della famiglia Corvi, infatti nel 1648 la baronessa Corvi volle costruirla come ringraziamento per la liberazione del paese dall'assedio dei soldati spagnoli. La facciata presenta un modesto portale in pietra sovrastato da un arco ogivale contenente un affresco raffigurante la Madonna con Bambino, due finestre quadrotte con stipiti in pietra si posizionano ai lati del portale. Sul prospetto laterale di destra si eleva il piccolo campanile a vela in conci di pietra squadrata. L'interno è un piccolo vano rettangolare che contiene solo l'altare maggiore. Sulla parete di fondo, al di sopra della porticina di sinistra, si nota un affresco, entro lunetta, raffigurante la Madonna delle Grazie dal grande mantello aperto al di sopra del quale si collocano due angeli; questo è l'unico elemento di arredo della chiesa.Convento dei Cappuccini
A nord-est di Fontecchio, isolato rispetto al nucleo abitato, si posiziona uno dei tre conventi presenti sul territorio comunale: il Convento dei Cappuccini.
Risalente al XV sec. è nel XVII che acquista importanza e potere, ma nel 1800, con la soppressione di numerosi conventi da parte delle leggi napoleoniche, viene abbandonato e da allora non più abitato.
Allo stato attuale si presenta ridotto ormai completamente a rudere sia nella grande chiesa, sia nel convento, e nulla lascia prevedere un suo recupero. La lettura degli elementi rimasti consente di individuare un piccolo chiostro intorno al quale si colloca il corpo conventuale e sul quale, verso ovest, prospetta la chiesa. Quest'ultima dedicata a S. Maria della Misericordia, si presenta con una facciata a coronamento orizzontale posta su di un'ampia scalinata in pietra racchiusa da alti muri, un portico, formato da due grossi archi a sesto leggermente ribassato, nascondono l'ingresso alla chiesa ed al convento. Il portale della chiesa è formato da piedritti e architrave in pietra e reca la data del 1593 con una scritta che recita: Misericordie-Matri-Universitas-Fonticuloru-P-D-O. Sulla destra di questo si apre un piccolo portale in pietra con arco a tutto sesto che immette nel convento.
L'interno della chiesa è completamente ricoperto di macerie dalle quali spuntano pezzi di pietre lavorate e conci d'arco che meriterebbero senz'altro migliore collocazione; ad unica aula presenta due cappelle a sinistra dell'ingresso ed un locale ancora voltato.
Sulla destra della chiesa si accede, attraverso un atrio ancora voltato, al chiostro che conserva ancora il pozzo ed alcuni elementi lapidei a livello pavimentale; inrono al chiostro sono leggibili ancora una serie di locali che, soprattutto al piano terra ed al seminterrato, mostrano volte a botte in pietra non completamente crollati. Le condizioni del monumento sono tali che una visita all'interno dello stesso è attualmente sconsigliabile e si raccomanda di effettuare eventualmente foto solo all'esterno senza avvicinarsi troppo alle fatiscenti murature.Le Pagliare
Oltre il versante destro ortografico della Valle dell'Aterno ed in corrispondenza dei Comuni di Fagnano Alto, Fontecchio e Tione degli Abruzzi, si trovano dei pianori di alta quota in cui sono situati dei villaggi temporanei chiamati “Pagliare”. L' origine delle Pagliare è da collegarsi alla scarsità di terreni coltivabili nella sottostante vallata per cui gli abitanti di questa contrada furono portati a sfruttare ogni superficie suscettibile di cultura situata sugli altipiani soprastanti i loro paesi. A causa della distanza e della difficoltà del cammino, dovuta essenzialmente ai dislivelli da superare, coloro che vi si recavano a colivare le terre furono costretti a costruirsi dei ricoveri che a poco a poco vennero trasformati in vere case. Fu così che per seguire i normali lavori agricoli e governare il bestiame ovino e bovino, i contadini di Fontecchio, Tione e Fagnano, da maggio ad ottobre, si spostavano in montagna con le famiglie e scendevano in paese di tanto in tanto solo per rifornirsi delle cose necessarie. Le costruzioni che costituiscono i tre villaggi sono molto simili l'una all'altra. Hanno in genere pianta rettangolare o quadrata e constano di due locali, uno superiore usato come abitazione, ed uno inferiore, adibito a stalla. I due piani sono separati da un pavimento di legno, le 3 mura sono in pietra e cemento, mentre il tetto ad uno o due spioventi è in legno coperto di tegole fermate da sassi. Nel locale superiore, in un angolo, è in genere localizzato un camino di forma molto semplice, utile sia per cucinare che per far seccare ed affumicare il formaggio. Fuori è facile trovare delle larghe pietre incavate a colpi di scalpello usate per raccogliere l'acqua piovana e , fissati sui muri esterni delle abitazioni degli anelli in pietra realizzati appositamente o di origine naturale (dovuti al continuo lavorio delle acque sulle rocce calcaree) per attaccavi l'asino o il cavallo. Il problema delle Pagliare era, oltre la lontananza dal paese, la scarsità d'acqua sia potabile che non. Per la prima si ricorreva a dei pozzi o sorgenti nelle Pagliare di Fontecchio e Tione, mentre in quelle di Fagnano si doveva raggiungere il paese di Terranera a 5Km sull'Altipiano delle Rocche. Per le altre necessità, diverse case furono dotate di cisterne sotterranee situate sotto le stalle o attigue a queste ultime in cui veniva convogliata l'acqua piovana che cadeva sui tetti mediante grondaie e canale.Convento di Santa Maria a Graiano
Nei pressi della frazione di S. Pio, sulla strada che si ricollega alla SS 261, sorge l'antico Convento di Santa Maria a Graiano. Non si conosce la data esatta della fondazione del complesso monastico, ma si sa che apparteneva all'ordine dei Benedettini sin dall'origine ed era dedicato a San Mauro. Nel 1266 questo convento subì una riforma da parte delle autorità ecclesiastiche; i monaci presenti macchiati di “orrende colpe”, come riportano le cronache del tempo, vennero allontanati e sostituiti con monache di clausura dello stesso ordine. Nel 1836 con una bolla di Gregorio XVI il convento venne aggregato alla Diocesi dell'Aquila. Le condizioni dell'intero complesso sono attualmente disastrose; di recente la sola chiesa è stata oggetto di restauri statici che ne hanno impedito il crollo. La facciata della Chiesa di S.Maria, intonacata, è a coronamentro orizzontale; presenta un unico portale centrale con stipiti e timpano in pietra scolpita in forme mistilinee e, al di sopra, un finestrone rettangolare con decorazioni baroccheggianti in pietra e con incisa la data MDCCLXX (1770). Sul lato sinistro cinque contrafforti, a contenere la forte spinta della volta a botte a tutto sesto, sono intervallati da tre finestre. Il lato posteriore e di sud est è occupato in parte dai locali conventuali. L'inerno è un'aula unica, con cappelle laterali, coperta con volta a botte a tutto sesto e, sull'altare maggiore, da una cupola rivestita esternamente da un tiburio a pianta poligonale; le cappelle laterali si ripetono in modo uguale e contrapposto, sono poco profonde, e danno quasi l'impressione di essere altari incassati nelle pareti. Gli ambienti conventuali sono ormai allo stato ruderale e non è possibile individuare una fisionomia precisa della struttura; nel refettorio sono ancora visibili degli affreschi raffiguranti il Cenacolo di discreta fattura. Il complesso è stato molto depredato ma al suo interno conservava, sino ad una ventina d'anni fa, due opere di grande interesse storico-artistico che è stato possibile recuperare e restaurare. La prima è un dipinto a tempera su tela applicata a tavola che raffigura una Madonna con Bambino detta “Madonna de Ambro”; l'opera è databile intorno alla metà del '200 e deriva dalla cultura tardo bizantina che influenzava, ancora notevolmente, l'arte del XIII sec in Abruzzo. L'altra è una statua lignea policroma e dorata rappresentante lo stesso soggetto, è databile intorno alla metà del 1400 ed è attribuibile ad un artista abruzzese che risente di influenze toscane. Entrambe le opere sono esposte al Museo Nazionale d'Abruzzo presso il Castello Cinquecentesco dell'Aquila.Convento di San Francesco
Non lontano da Santa Maria a Graiano sorge il convento di San Francesco che senza ombra di dubbio, caratterizza con la sua presenza l'intero paesaggio circostante, focalizzando su di se gli sguardi del visitatore che arriva a Fontecchio dall'Aquila. Le sue origini rislagono ad epoche molto antiche, anteriori al 1138, e comprendevano, tra l'altro, una chiesa, di dimensioni molto minori dell'attuale struttura, dedicata a Sant'Agnese. A testimonianza di ciò esistono alcuni documenti dell'antica Diocesi di Valva ed alcune Bolle Pontificie del 1138 e del 1188. Ma lo stesso sito, con ogni probabilità, già in epoca romana era occupato da un edificio, così come evidenziato nei restauri degli inizi anni ottanta durante i quali, nei pressi del corpo absidale della chiesa, vennero scoperti i resti di pavimentazione romana con mattoni disposti in coltello a spina di pesce. Nel XV secolo la struttura venne ampliata con la probabile ristrutturazione dei locali conventuali e del chiostro che, nel 1488, subisce sicuramente una sistemazione, come prova una pietra scolpita con questa data infissa in un muro perimetrale dello stesso. Nei secoli successivi il convento subisce una serie di utilizzi diversi che lo portarono, alla fine degli anni '60, in condizione disastrose, e tali da rendere necessario un intervento di consolidamento e restauro da parte della Soprintendenza ai Monumenti dell'Aquila agli inizi degli anni '70. Negli anni ottanta un ulteriore restauro ha recuperato completamente il bel complesso monastico ed ha allontanato definitivamente i timori per un suo abbandono. Il convento ha nel chiostro l'elemento centrale intorno al quale si attestavano i vari ambienti monastici e la grande chiesa; più volte rimaneggiato e restaurato si presenta con forme medievali soprattutto negli elementi scultorei (capitelli, colonnine e basi) ma con evidente, soprattutto nei doppi loggiati laterali all'ingresso, lo spirito rinascimentale che ne influenzò la ricostruzione tardo quattrocentesca. La chiesa è ad una sola navata del tipo monastico francescano risalente al XIV secolo , ed ha subito diverse modifiche nei secoli successivi e soprattutto nel XVIII sec. La facciata si presenta incompleta, con il rivestimento murario a conci di pietra regolari posti sino a metà dell'altezza. L'unico portale, centrale, ha forme romaniche che riprendono quelle dei portali più antichi aquilani ed è ascrivibile alla seconda metà del XIV secolo, nella lunetta si leggono ancora le figure di una Madonna con Bambino con San Francesco e Sant'Agnese, affresco databile agli inizi del secolo XVI, opera di un maestro locale. Al di sopra del portale si apre un oculo circolare abbellito da una cornice molto finemente lavorata con motivi a fogliame risalente al XIV sec.
Una poderosa torre campanaria, non portata a termine, sulla cui sommità venne collocato un campaniletto a vela con doppio fornice sovrapposto in epoca abbastanza remota, si colloca a sinistra della facciata. L'interno si presenta con navata unica terminante con coro quadrato voltato. La copertura attuale è da riteneresi opera del XVII sec. così pure i pilastri addossati alle pareti laterali che ostruiscono in parte gli affreschi della fine del XV e XVI sec; questi ultimi sono particolarmente interessanti nella parete di sinistra nei pressi del coro dove, dopo i restauri, è tornata alla luce la figura dell'apostolo Pietro risalente al XIV sec. e facente parte quindi della primitiva chiesa di più piccole dimensioni sostituita dall'attuale. Dopo gli ultimi lavori di restauro e di ristrutturazione finalizzati alla creazione di un centro studi, il convento di S.Francesco è stato gestito dal 1986 dall'attiva cooperativa il “Il Sirente”, ed è diventato uno dei centri più importanti nella Valle del medio Aterno come sede di convegni, soggiorni di studi, seminari e non ultimo come ostello e ristorante dove gustare prelibati piatti a base dei prodotti tipici locali.Santa Maria della Vittoria
Sulla strada che dalla Piazza del Popolo si dirige verso la Stazione di Fontecchio, a circa metà percorso, troviamo i ruderi di Santa Maria della Vittoria. Costruita sui resti di un tempio pagano dedicato a Giove, fatto erigere da una nobile famiglia romana stabilitasi nella Valle dell'Aterno nel I sec d.C., la Chiesa di Santa Maria è la testimonianza inconfutabile della continuità venerativa che determinati luoghi assumono e che poi mantengono anche con l'avvento di religioni dai culti completamente diversi (pagano e cristiano). La tradizione vuole che la chiesa primitriva fosse dedicata a San Pietro e fosse la parrocchiale del piccolo borgo omonimo che partecipò nel XI sec. alla costruzione di Fontecchio; nel 1648 la chiesa subì notevoli danni da parte delle truppe del capitano Quinzi che assediava il sovrastante paese e fu proprio la vittoria che i fonticulani riportarono su questi che determinò la ricostruzione della chiesa ed il suo cambiamento di nome in Santa Maria della Vittoria. L'edificio si presenta con un' unica aula rettangolare con grandi finestroni sulle pareti laterali e con facciata a coronamento orizzontale molto slanciata. Il tetto è completamente crollato così come le coperture e parte delle murature degli annessi locali presenti sul prospetto posteriore ed ai lati della zona presbiteriale. I lavori di scavo e di restauro della chiesa, attualmente in atto, hanno evidenziato alla base dell'edificio un basamento di epoca romana perfettamente conservato sul quale, in epoche successive, è stata impostata d'apprima un'accurata muratura in blocchetti di pietra squadrata, su questa una muratura più caotica e meno curata, riconducibile ad un primo ampliamento della chiesa, ed infine, su quest'ultima, l'elevazione riferibile al XVII sec.
All'interno ed all'esterno della muratura della chiesa si trovano inserite numerose pietre scolpite con iscrizioni ed incisioni; particolarmente importante è l'epigrafe trascritta dall'archeologo De Nino che ha consentito di individuare l'origine del toponimo Fagnano corrispondente all'attuale vicino omonimo abitato. Non è improbabile che gli attuali lavori di scavo portino alla luce nuovi reperti che ci consentano di chiarire ulteriormente le origini del tempio e dei centri che vi gravitavano.


