L'itinerario
Capire la storia dell’insediamento umano in un territorio non è facile, soprattutto se su di esso si sono accavallate e succedute tante e tali civiltà e culture da far cancellare o nascondere quello che in precedenza era stato costruito. L’itinerario permette, più degli altri, di leggere e di immaginare come doveva essere il territorio di Fontecchio nel periodo della civiltà italica, poi in quella romana ed infine di quella medievale.
Descrizione del percorso
Dall’abitato di S. Pio, in corrispondenza della piazza antistante la Chiesa della SS. Trinità si deve prendere la strada asfaltata sulla destra che, passando davanti l’antica fontana, prosegue costeggiando sulla sinistra la vecchia aia ed incrociando poco dopo una strada asfaltata.
Superata la strada, il sentiero sale dapprima lentamente poi diventa più ripido e difficoltoso per la presenza di sassi sciolti di varie dimensioni lungo il percorso.
Salendo ricalca il fondovalle, che, per la morfologia dei luoghi, permette, volgendosi indietro, delle belle vedute verso S. Pio ed oltre.
A metà salita, quasi a compensare la fatica e a ridurre l’impatto con essa, si incontra sulla sinistra addossata al versante montuoso, una piccola cappellina dedicata alla Madonna della Speranza dove in passato la tradizione vuole venissero portati, come ex voto, dei sacchetti contenenti sassi e sassolini.
Continuando a salire impercettibilmente il sentiero diviene pianeggiante ed interseca una strada sterrata. Andando dritti si raggiunge in una settantina di metri la Fonte Ju Pizzu la cui area antistante, ma anche la stessa fonte, sono state di recente restaurate e sistemate ad accogliere non solo il bestiame, unica funzione che la fonte aveva in un passato non molto remoto, ma anche i villeggianti in cerca di un luogo in cui riposare all’ombra dei pioppi o fare una “scampagnata” con la famiglia.
Per continuare il sentiero si deve però tornare indietro alla strada sterrata e prendere a destra. Dopo circa 150 metri, sulla destra, un’altra strada bianca conduce in salita verso la meta attraversando zone di ex coltivi. Dopo aver percorso in modo pressappoco rettilineo, ma sempre salendo, una distanza di circa 350 metri, sulla sinistra una traccia di pista, aperta probabilmente per la costruzione del vicino Acquedotto della Ferriera, conduce in poco tempo sotto Monte S. Pio.
Lasciato il tracciato si prosegue sulla destra salendo su tracce di sentiero e le ricce. Dopo pochi minuti si giunge alla sommità del monte contraddistinta da tre grandi croci di ferro. Per tale motivo la località viene anche detta “Il Calvario”.
Il luogo è molto bello ed estremamente panoramico, ma soprattutto affascinante è lo stagliarsi delle tre croci sullo sfondo dominato dalla catena del Monte Sirente in cui è evidente il vallone di Canale Maiore ed in basso dai boscosi versanti che degradano verso l’incisione della Valle dell’Aterno.
Oltre gli aspetti paesaggistici, meritevoli già da soli di una visita, ben più importanti sono i motivi di interesse storico archeologico che fanno di Monte S. Pio e delle zone circostanti un luogo ideale per una lettura storica di tutto il comprensorio.
Sulla vetta del monte e non lontano dalle tre croci una cisterna scavata nella roccia, resti di murature e di ceramica tradiscono il sito di un antico insediamento che alcuni autori hanno fatto risalire nelle sue origini, alla civiltà italica, ma che certamente è da riferire, per la maggioranza dei reperti rinvenuti, all’epoca medievale. Secondo una recente ricostruzione sul Monte S. Pio doveva essere localizzato un “Paese perduto”, ovvero un borgo che seppur riportato in vari documenti nessuno storico era mai riuscito a localizzare.
Si tratta del piccolo agglomerato di Summovico menzionato per la prima volta nel “Chronicon Vulturnense” e riferito all’anno 787. Il paese aveva una sola chiesa dedicata a S. Agnese e risulta successivamente citato fino agli inizi del XV secolo periodo in cui, con molta probabilità, fu definitivamente abbandonato.
Volgendo lo sguardo dalla vetta di Monte S. Pio verso la destra, in direzione di Fagnano, non lontano, si scorge un rilievo di modeste dimensioni sulle cui pendici è stata individuata una fortificazione italica. La naturale asprezza del rilievo, con pareti verticali sul versante meridionale ed occidentale garantiva la difesa delle postazioni su quei lati per cui le fortificazioni vennero erette solo sui lati settentrionale ed orientale. In questa zona si trovano resti di mura poligonali e di mura a secco. In particolare sul versante orientale, verso Monte S. Pio, fu predisposta una difesa fatta di muri paralleli così da consentire il massimo sfruttamento del dislivello del terreno. Tutta l’area dell’insediamento, di diverse centinaia di metri quadrati, è disseminata di resti di ceramica prevalentemente a vernice nera del tipo “etrusco-campano” e di colore rosso o arancione di tipo “aretino” entrambe databili dal primo secolo a.C. al primo secolo d.C..
Infine sulla sommità del colle è venuta casualmente alla luce una cisterna rettangolare. Ad est del nucleo fortificato, ad opera di ricercatori clandestini, sono state rinvenute una serie di tombe probabilmente facenti parte di una necropoli, quasi tutte del tipo “fossa rettangolare”, mentre a nord dello stesso, sempre a causa di scavi abusivi, è venuta alla luce una tomba circolare che, per la forma ed il poco materiale recuperato, si può con approssimazione collocare alla fine della prima età del bronzo.
Come si vede quindi l’intera zona che circonda il Monte S. Pio ebbe una grande importanza in passato sia per il controllo svolto sul cosiddetto “Iter Superequum”, la maggiore via di comunicazione del comprensorio, ma anche per il transito fra le due direttrici di penetrazione costituite dalle incisioni della Valle dell’Aterno e della Valle del Tirino-Piana di Navelli.
Note: Il sentiero è percorribile a piedi, ma anche a cavallo ed in mountain bike con la sola esclusione dell’ultimo tratto più ripido. Per questo motivo si consiglia di indossare calzature adeguate.

