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Home › Turismo&Cultura › Itinerari › Fontecchio – Pagliare di Fontecchio e Tione

Fontecchio – Pagliare di Fontecchio e Tione

PDF Stampa Lunedì 21 Febbraio 2011 18:39

 

L'itinerario

Il percorso ricalca l’antico tracciato di comunicazione tra l’abitato di Fontecchio e gli insediamenti rurali stagionali delle Pagliare. A quei tempi il passaggio delle stagioni era scandito, per gli abitanti di Fontecchio dall’epoca in cui, verso maggio, le famiglie si trasferivano sugli altipiani fra la Valle dell’Aterno ed il Sirente, dove attendevano alla coltivazione dei campi e all’allevamento del bestiame, non possibili nei dintorni del paese.

Descrizione del percorso

Fontecchio – Pagliare di Fontecchio e TionePartendo dalla Piazza del Popolo (fontana monumentale) ed entrati nel paese attraverso le porte del Castello e dei Snti, si scende fino a raggiungere la Porta d Piedi (vedere per maggiori dettagli l’itinerario storico del paese). Oltrepassata la porta si scende per una scalinata sovrastati, sulla sinistra, dalle bastionate del sistema difensivo del borgo che termina con la torre d’angolo detta “Torre del Cornone”. Al termine della scalinata, una fonte, oggi con poca acqua, ci rammenta come se fosse importante poter disporre del prezioso liquido sia all’interno che nelle immediate vicinanze del paese.
La disposizione dello strabello, anche se a prima vista può sembrare un normale sentiero per entrare nel paese, in effetti ha un’acuta funzione difensiva. Infatti chi vi si inerpicava per sferrare un attacco era costretto, per difendersi, a portare lo scudo sulla destra, rendendo perciò impossibile, se non difficoltoso l’uso della spada.
Si continua a scendere lungo il sentiero che in breve diviene una strada asfaltata in corrispondenza, sulla sinistra, del depuratore per le acque reflue. Dopo altri cento metri circa, sulla sinistra si trovano i resti della Chiesa di S. Maria della Vittoria in cui merita fare una sosta. La chiesa sorge sui resti di un antico tempio romano dedicato a Giove di cui si scorgono ancora, anche grazie a recenti saggi di scavo, il basamento e le mura perimetrali.
Il sentiero riprende nella parte posteriore della chiesa, sulla destra, lasciando il tracciato asfaltato. Un bel filare di roverella (Quercus pubescens) ci accompagna sulla sinistra, mentre a destra si susseguono muretti a secco.
Dopo circa 50 metri, a destra il sentiero continua a scendere fra muretti in pietra risultato dello spietramento dei terreni circostanti sui quali sono ancora effettuate coltivazioni anche se modeste. A sinistra invece un altro ramo del sentiero riconduce alla strada asfaltata distante poco più di una trentina di metri.
Seguendo i terreni coltivati e meticolosamente delimitati da lunghi muri a secco dalla forma ondulata, il sentiero scende dolcemente piegando sulla sinistra. In lontananza già si vede la sagoma di un ponte, l’unico che in questo tratto della valle attraversa il Fiume Aterno (se si esclude quello che conduce alla Stazione Ferroviaria).
E’ il Ponte delle Pietre antica struttura a doppia arcata di origine romana da non molti anni restaurato.
In questo tratto il Fiume Aterno non presenta profonde modificazioni né arginatura, come è accaduto in molti fiumi abruzzesi. Il cemento è pressoché assente, si notano solamente, sulla riva sinistra delle antiche deviazioni del corso d’acqua necessarie per alimentare un mulino di cui sono ancora visibili le macine e la struttura muraria.
Superato il ponte è necessario oltrepassare anche la ferrovia per continuare il sentiero che sale verso le Pagliare. Il percorso è però sbarrato da opere di difesa della linea e per continuare è necessario andare sulla destra e seguire la ferrovia per circa 150 metri, dove in corrispondenza di un segnale ferroviario, aulla sinistra un sottopasso consente di superare la linea ferroviaria (ATTENZIONE alla testa, il passaggio è basso, ma anche dopo averlo suparato una mensola in cemento poco più alta trae in ingano!). Si ripercorre in senso contrario la ferrovia, seguendo una strada bianca e, in corrispondenza del ponte, si riprende l’originario sentiero costeggiato da muri di pietra a secco di buona fattura.
Da questo momento non è più possibile perdersi, non vi sono infatti deviazioni ad interrompere l’alternarsi dei tornanti lungo il ripido costone detto “Le Due Strade”.
L’ambiente che si attraversa è caratterizzato da campi oramai in abbandono dove i cespugli preludono alla imminente riconquista del bosco e successivamente da quest’ultimo che ci accompagna fino al crinale.
Pur prevalendo la quercia ed in particolare la roverella (Quercus pubescens) sono numerose le altre latifoglie che incontra l’escursionista durante il cammino e la loro successione fa pensare ad un sentiero botanico ordinato dalla natura: l’orniello, il carpino nero, il maggiociondolo, gli aceri, i sorbi, il ciliegio, si alternano alle essenze arbustive come il nocciolo, il corniolo, la sanguinella, la berretta di prete, la coronilla, il prugnolo, la rosa, il citiso.
Ad intervalli quasi regolari il sentiero si apre verso balconate naturali che permettono di spaziare nella valle sottostante e se la giornata è particolarmente limpida si avrà la sorpresa di osservare un panorama di grande suggestione.
Le quinte dello scenario sono rappresentate a sinistra dalla catena del Gran Sasso vista da un’angolazione insolita. Più vicini e dolci appaiono i rilievi del versante opposto della valle su cui si adagiano in perfetta armonia paesi e conventi, quasi tutti di origine medievale.
Scorgiamo Castello di Fagnano con la sua rocca, purtroppo deturpata da un’enorme antenna metallica, i ruderi di S. Maria a Graiano, il Convento di S. Francesco, ormai risorto a nuova vita grazie alla “riconversione” a centro congressi, S. Pio di Fontecchio, e lo stesso Fontecchio che mostra il suo scorcio panoramico più bello. Unicacosa stonata nel contesto paesaggistico è la nuova struttura dell’opera di S. Maria della Pace sulla destra del borgo, meritoria iniziativa per la cura e l’assistenza degli anziani di dubbio gusto architettonico.
Verso destra seguendo il corso del fiume lo sguardo arriva fino a Tione degli Abruzzi, riconoscibile per la caratteristica torre a sezione quadrata e, sul versante opposto della valle, S. Maria del Ponte con poche case ed una bella chiesa quattrocentesca.
La salita termina a ridosso di una grande croce in legno (la località è appunto detta “La Croce”) che si affaccia sull’orlo del costone quasi a guardi adel pianoro delle pagliare.
Si segue per tutto un tratto ancora lo stesso sentiero ormai pianeggiante attraverso campi abbandonati fino ad una strada bianca che attraversa l’altopiano e collega fra loro le pagliare e queste a Terranera, primo paese dell’Altipiano e delle Rocche. Da notare che nel tratto di sentiero compreso fra La Croce e la strada sono evidenti alcune tracce di corsie lasciate dalle ruote dei carri con cui venivano trasportate le masserizie ed i raccolti dal fondovalle alle pagliare.
L’ambiente che ci circonda è cambiato. Il bosco ha lasciato il posto ad alberi isolati e cespugli naturalmente disposti o ordinati in siepi a limitare le proprietà.
Oltrepassata la strada una diramazione di questa ci conduce rapidamente fra le prime case delle Pagliare di Fontecchio che appaiono all’improvviso.
Una delle prime costruzioni che si incontrano, è la Chiesa di S. Anna restaurata dall’Amministrazione Comunale di Fontecchio nel 1991 come si rileva da una lapide bronzea posta sul fianco destro dell’edificio.
Superate le ultime case delle pagliare si scende sul fondo della valle chiusa denominata Valle Ovacchia in cui è presente una fonte e un piccolo laghetto, appositamente realizzato per la conservazione dell’acqua piovana e di scioglimento nivale, necessaria per le esigenze quotidiane delle pagliare. Dal laghetto si intravedono a sinistra, sul dosso di separazione di questa valle con la successiva Valle di Iano, le prime case delle Pagliare di Tione dove merita arrivare se non altro per ammirare il grande pozzo cilindrico e la struttura complessiva dell’insediamento, il più grande di tal genere di tutto l’Abruzzo aquilano.
Il sentiero da prendere non è ben definito, attraversando i pingui prati di Valle Ovacchia, e sale lentamente sulla sinistra della valle a mezza costa permettando si superare con comodità e in una decina di minuti il dislivello di circa cento metri che la separa dal dosso.

 

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