L'itinerario
Rappresenta la prosecuzione del tracciato “Fontecchio-Pagliare” escludendo però la visita alle pagliare di Tione. Il percorso è quello di collegamento con l’Altipiano delle Rocche e forse un tempo su antichi sentieri ormai richiusi, serviva per raggiungere con meno fatica un centro abitato che non fosse nel fondovalle, in cui approvvigionarsi di beni di pima necessità fra cui, non ultimo, l’acqua. E’ l’itinerario ideale per gli amanti della natura in senso lato.
Descrizione del percorso
Dalle pagliare di Fontecchio si superano le case e si scende nella Valle Iannella che dovrà essere risalita fino ad incrociare una strada sterrata, abbastanza comoda, che si snoda in direzione nord-ovest spingendosi all’interno del Parco Velino-Sirente.
E’ la strada realizzata qualche anno fa per portare l’acqua e forse la possibile rinascita delle Pagliare.
Dopo aver percorso per circa 2,5km la strada passa nei pressi delle Pagliare di Fagnano, agglomerato simile per uso e struttura a quello appena lasciato ma, a differenza dell’altro, completamente abbandonato e senza alcun intervento di recupero.
Il territorio attraversato è chiamato Costa della Pretara e rappresenta un tipico contrafforte che prelude la più imponente catena del Sirente e risulta quasi completamente ammantato da una foresta a prevalenza di faggio. Il bosco è quindi l’elemento caratterizzante l’itinerario e grazie alla presenza, seppur subordinata rispetto al faggio, di numerose altre essenze arboree ed arbustive, si presenta vario e ricco di aspetti interessanti che mutano con l’avvicendarsi delle stagioni.
In effetti questo percorso si può definire, dal punto di vista del patrimonio flogistico e vegetazionale, idoneo per tutte le stagioni: a primavera, in cui le chiome ancora spoglie degli alberi o appena accennate, consentono le vistose fioriture delle specie arboree più precoci che si affrettano a concludere le fasi più importanti del ciclo vitale prima che la fitta ombra degli alberi copra la luce. Addentrandosi un poco nel bosco si avrà modo di osservare la maggior parte di questi fiori tra i più noti e decorativi della flora femorale, come le primule, gli anemoni, i ciclamini, le scille, le viole, i ranuncoli, ecc.. E ancora nello strato arbustivo sarà possibile notare gli amenti penduli del nocciolo (Corylus avellana), i piccoli fiori gialli del corniolo (Cornus mas), che spuntano sui rametti ancora privi di foglie e più avanti, nel maturare della stagione, i luminosi grappoli dorati del maggiociondolo (Laburnum anagyroides) e le delicate rose selvatiche.
In estate il bosco si presenta nel suo massimo vigore vegetativo e nel sottobosco prevalgono le specie definite sciafile, ossia “amanti dell’ombra”, come alcune archidee, gli olezzanti agli selvatici o le stelline di bosco (Asperula odorata). Si apprezzano maggiormente le specie arboree che grazie alle fogli eben sviluppate si riconoscono con una certa facilità: aceri, carpini, ornelli, roverelle.
L’autunno è senz’altro la stagione più bella dal punto di vista paesaggistico per la grande varietà di colori che il bosco assume, dovuto al diverso maturare dei pigmenti delle foglie ormai prossime alla caduta. E’ tempo di frutti: more, bacche di rosa canina (dall’impossibile nome botanico di “cinorrodonti”), nocciole, bacche di berretta di prete (non commestibili, ma estremamente peculiari nella forma). Gli appassionati di funghi, inoltre trovano in questo periodo specie eduli di buona qualità, che ovviamente vanno raccolte secondo le prescrizioni di legge e nel rispetto dell’ambiente.
In inverno, infine, si può apprezzare l’itinerario sia nelle gelide giornate terse in cui l’aria frizzante rende l’incedere spedito e si ha modo di gustare il silenzio e la quiete della natura a riposo, sia dopo fitte nevicate che avvolgono la natura in quella atmosfera ovattata quasi irreale, in cui le sagome degli alberi, degli arbusti e dei massi assumono forme bizzarre. Se la consistenza della neve lo consente il percorso sarà ancora più gradito se fatto con gli sci da fondo o, ancor meglio, da escursionismo.
Alla ricchezza flogistica del territorio corrisponde anche una discreta ricchezza faunistica che si avrà modo di osservare percorrendo l’itinerario in silenzio e in modo vigile. Si potranno così riconoscere le tracce lasciate dai cinghiali, abbastanza numerosi in questa zona sia nelle zone fangose che nelle pozze dove amano sostare, oppure scorgere il guizzo di una volpe che si nasconde fra i cespugli, o di uno scoiattolo che si affaccia fra i rami, o se si è più fortunati la sagoma e lo sguardo timido del capriolo. MA le presenze più significative sono quelle avifaunistiche, soprattutto degli uccelli legati all’ambiente femorale come i picchi, le cince, le upupe le passere, le ghiandaie, gli sparvieri. Se si è fortunati si potrà anche godere l’emozione di ammirare il volo dell’aquila reale che percorre il suo vasto territorio di caccia esteso sul tutto il Sirente.
Infine per tutto il tragitto si potranno osservare tutti gli esempi tipici del fenomeno carsico superficiale: dalle doline, ai campi solcati, dalle piccole valli chiuse, alle vaschette di corrosione ed infine al grande caratteristico polje di Campo Saline propaggine nord-est dell’Altipiano delle Rocche.
L’intero percorso si svolge in falsopiano e termina nel piccolo paese di Terranera (m1286 s.l.m.) affacciato sul citato altipiano, punto di partenza per numerosi altri itinerari all’interno e nel cuore del Parco Velino-Sirente.
La storia di questo piccolo borgo, che si presenta come un caratteristico insediamento agricolo-pastorale, è strettamente legata a quella degli altri paesi dell’altipiano ed in particolare di Rocca di Mezzo. Probabilmente l’attuale paese è derivato da un antico insediamento monastico che intorno all’anno 1000 esisteva nella zona. Nei pressi del cimitero è la Chiesa della Madonna delle Grazie, mentre all’interno del paese, in cui si possono ancora distinguere le tracce di un antico castello, è la Chiesa di S. Lorenzo Martire la cui edificazione risale al 1556, mentre l’attuale struttura è quella dei restauri compiuti nel 1927 a seguito degli ingenti danni subiti durante il terremoto del 1915.

