L'itinerario
L’itinerario proposto si snoda quasi per intero lungo le arterie di matrice medievale, all’interno del borgo già fortificato, ed ai suoi margini, ove assumono posizione predominante la Piazza del Popolo (articolata intorno alla Parrocchiale, alle case bottega ed alla fontana trecentesca), Palazzo Muzi ed il Palazzo Baronale Corvi.
Descrizione del percorso
Dall’incrocio della S.S. Subequana con la Strada Comunale Fontecchio Stazione si scorge il massiccio campanile a pianta quadrata della Chiesa Parrocchiale dedicata a S. Maria della Pace che prospetta su Piazza del Popolo, ed è da qui che inizia l’itinerario nel centro storico di Fontecchio.
La chiesa fu eretta probabilmente nel XI sec., quando, in seguito alla riunione dei due “vicus” di S. Pietro-S. Giovanni a Fons Tichiae, si decise di costruire un’unica Parrocchiale che ponesse fine alle divisioni ed alle diatribe fra gli abitanti dei due nuclei, dal significativo nome di S. Maria della Pace. Compare nel 1223 come dipendenza dell’Abbazia di Bominaco. Nei secoli successivi subisce numerosi rifacimenti e soltanto nel XIX sec., per opera dell’ing. Cappelletti dell’Aquila, assume la forma attuale.
La facciata fu completata nel 1823, come testimonia la scritta posta sull’architrave del portale, ed è inquadrata da paraste binate e coronamento a timpano nella parte alta, non presenta elementi di rilievo se non le semplici cornici in pietra del portale e della soprastante finestra.
L’interno si presenta con pianta a croce latina e due piccole cappelle per lato sulla navata.
A destra dell’ingresso acquasantiera in pietra lavorata costituita da una base a pianta quadrata, fusto scolpito con motivo di foglie e catino diviso a spicchi; la prima cappella di destra presenta, poggiato sul gradino, un catino di acquasantiera in pietra scolpita con motivi a spicchi ed al centro un bel volto d’angelo, sull’altare tela di Domenico Betti datata 1896 raffigurante la “Sacra Famiglia”; la seconda cappella è dedicata a S. Antonio di Padova e contiene un altare con tela dipinta con la figura del Santo. In angolo, fra la navata ed il transetto, pulpito in legno con la scritta in latino che recita “Clama quasi tuba esalta vocem tuam et annuntia populo meo scelera eorum ISA CAP LVIII” Sul transetto di destra una grande tela raffigurante il Cristo con scene dei miracoli è coperta da un organo moderno. L’altare maggiore presenta un bel tabernacolo settecentesco in legno dorato e scolpito con figure di angeli a sorreggere il Crocifisso. Le pareti del coro sono decorate da dipinti su tela incorniciati da edicole vagamente barocche, e raffiguranti, da destra a sinistra, S. Carlo Borromeo, l’Assunzione con in alto una piccola tela della Crocifissione e S. Andrea Pescatore. L’altare di sinistra del transetto ha un rivestimento in marmi policromi e, poggiata al muro, una grande tela della Madonna del Rosario. Sul lato di sinistra della navata si aprono le cappelle di S. Rocco, con tela raffiguranteil Santo, e del Crocifisso, con statua lignea del Cristo in croce di buone fattura (probabilmente cinquecentesca).
Prima di uscire si nota una porticina che nasconde un minuscolo locale con all’interno la Fonte Battesimale in pietra scolpita con fusto riccamente elaborato e catino con volto d’angelo.
Usciti sulla piazza, di fronte alla facciata di Santa Maria, l’antico forno comunale del XV sec. Conserva quasi intatto l’aspetto medioevale negli elementi decorativi tipici delle case-botteghe: la bifora al primo piano, la cornice marcapiano in pietra lavorata a tortiglioni e la porta bottega, attualmente priva di scale d’accesso.
Proseguendo in senso orario, quasi nascosta alla vista, la superba fontana trecentesca si annuncia con lo zampillare delle sue limpide acque. Posta ad un livello inferiore rispetto al piano della Piazza, vi si accede attraverso una breve scalinata in pietra, ed è il monumento simbolo di Fontecchio.
Non si conosce l’autore né la data precisa della sua costruzione, ma essa è certamente opera del secolo XIV e ricorda nella fine fattura alcune fontane dell’Italie centrale, in particolare quella di Piano Scarano nel Viterbese.
La fontana si compone di una vasca basale in forma di poligono a quattordici facce scandite da semicolonnine con basi e capitelli di coronamento che, continuando nel disegno sulla cornice d’affaccio, la rendono quasi circolare nei tratti mistilinei del perimetro.
Al centro della vasca si innalza un fusto cilindrico ornato da quattro mascheroni che soffiano acqua dalle loro bocche di pietra, attualmente rivestite da tubi in piombo, sormontati da decorazioni di foglie d’acanto. La tradizione vuole che uno dei mascheroni avesse il tubo d’uscita in argento e fosse riservato esclusivamente ai baroni Corvi, signori di Fontecchio. Sulla sommità della colonna una finissima edicoletta di stile gotico, con archetti trilobati ed alta cuspide, poggia su una coppa circolare decorata da motivi scultorei a fogliame.
Il monumento è inquadrato, come in uno scenario da pareti su cui si aprono un fontanile sormontato da un arco ribassato ed una serie di vasche per l’abbeveraggio degli animali; al di sopra di queste s’inserisce un’edicola con l’immagine della Madonna con Bambino in trono, detta Madonna dell’Uccellino, fra Angeli con figure di Santi all’intradosso del piedritto dell’arco.
Risalendo, all’inizio del parapetto in pietra della scala, una lapide incisa con una scritta datata 1755 e che recita: EN FONTEM VIVUM SANAE DULCEDINIS UNDE FONTICULIS NOMEN STEMMA, LEVAMEN HONOS ID OCT: A.S. CDDCCLV (leviamo gli onori alla fonte di acqua viva, sana e dolcissima riportata sullo stamma da cui il nome di Fontecchio), incornicia lo stemma del comune di Fontecchio con al centro la fontana ed ai lati due leoni rampanti.
A chiusura della piazza, verso sud-est, la cortina di case-bottega risalenti al XIV-XV secolo è interrotta dall’arco a sesto ribassato di Porta del Castello. Al di sopra è posta una lapide entro edicola che ricorda i nomi dei caduti di Fontecchio nella prima Grande Guerra. Attraverso Via Castello si entra nel borgo fortificato vero e proprio ove si ripete il motivo delle porte di case-botteghe. La cinta fortificata, dovuta ad un probabile ampliamento del XVI sec., ha inglobato la bella Porta dei Santi con arco sestiacuto in conci di pietra squadrata sulla quale si innalza la Torre dell’Orologio. Questa presenta spesse mura impostate sul terreno roccioso e fa parte del sistema difensivo medioevale costituito da mura fortificate e torri di difesa; si addossava ad un’ala di Palazzo Muzi della quale rimane solo una finestra ad arco polilobato a tutto sesto e piedritti in pietra. I prospetti a nord e ad est della torre presentano feritoie e caditoie su beccatelli, su quello nord è posto anche un antichissimo orologio, mentre il prospetto ovest (interno) si caratterizza per la presenza della scala di accesso alla torre stessa. Passando sotto l’arco si notano le tracce di un affresco di Madonna con Bambino sul lato est, mentre ad ovest la parete si caratterizza per la presenza di un arco in pietra a sesto ribassato.
L’orologio è uno dei più antichi d’Italia con quadrante “all’italiana” diviso in sei ore che segnava con i suoi rintocchi la vita di Fontecchio, recentemente restaurato con il contributo delle officine delle Ferrovie dello Stato, i suoi ingranaggi ogni sera scandiscono i cinquanta rintocchi che ricordano il ontano assedio del 1648. L’interessante meccanismo, costituito da ingranaggi mossi da contrappesi, ancor oggi viene azionato a mano, ed ogni sei ore necessita della persona che proceda a ritirare su i contrappesi con l’ausilio di un sistema d’argano.
Superata Porta dei Santi si prosegue per Via Pico Fonticulano sulla quale prospetta il piccolo Palazzo Ciocca dai grandi portali in pietra di cui il primo datato 1907 ed il secondo dal curioso stemma con scolpito, nel concio di chiave, quel che sembra un camoscio. Interessanti e numerosi sono gli elementi medioevali e rinascimentali, architettonici e d’ornato, che si ammirano nella passeggiata; bifore con colonnine lisce e capitelli lavorati, loggiati a due e più archeggiature, portali in pietra con archi a sesto acuto, a tutto sesto e architravati, fra questi ultimi spicca in particolare il portale del civico 29 per la ricchezza degli elementi scultorei.
Al vertice basso di via Fonticulano si posizionano la Chiesetta dedicata alla Madonna della Croce e della quale rimane solo il muro posteriore, inserito nel tessuto urbano, in seguito al crollo avvenuto il 23 febbraio 1943 alle ore 6.30.
Degna di nota è la caratteristica “rua” che si apre fra i due isolati prospicienti la chiesa che, così come in molti borghi d’origine medioevale, aveva la doppia funzione di cavedio per lo smaltimento delle acque piovane e di scarico e di giunto tecnico per assorbire le “deformazioni” degli edifici in caso di evento sismico.
Scendendo per Via Pie’ della Terra, nei pressi del civico 14 si colloca una finestra in pietra lavorata con arco polilobato inserito in una cornice rettangolare, quasi di fronte, un affresco di Madonna con Bambino con una curiosa dedica: “or che madre sei tu di tutti noi non indignar per figlio un uomo rio” DIE X KAL IULII AD 1822.
Nella parte più bassa del borgo fortificato si apre sulla sottostante Valle dell’Aterno, Porta da Piedi, anch’essa ascrivibile al secondo ampliamento della cinta difensiva, con arco ribassato e al di sopra inciso il monogramma di Cristo con la data 1591. Si notano ancora due feritoie ed una caditoia su mensole. Verso est, fiancheggiata dalle antiche case-mura, ma isolata, s’innalza la torre detta del “Cornone” , attualmente con funzione abitativa, ma utilizzata nel medioevo come torre di segnalazione con la vicina torre di Tione degli Abruzzi.
Riprendendo per Via Loggia del Popolo e Chiassetto della Caia si ammira dalla balconata il sottostante fosso di Rio Codacchio ed in lontananza la stretta Valle dell’Aterno, le cime di Monte Ocre ed il piccolo borgo di Fontavignone. Alla fine di Via della Caia si giunge in vista di Porta dell’Orso, ultima delle porte aperte sul borgo murato, formata da un arco a sesto acuto incastonato fra due abitazioni.
Via del Precipizio conduce verso la parte alta del paese; quel che colpisce di più addentrandosi nell’intrigo delle viuzze che si diramano in tutte le direzioni è la varietà di forme dell’architettura minore che ogni casa ogni vicolo possiede, mantenendo però un’omogeneità formale quasi intatta nel tempo.
Attraverso uno stretto dedalo di rampe si giunge in vista della parte absidale della Chiesa di S. Nicola. Da notare gli ampi sporti di gronda delle abitazioni su Via delle Balzarelle formati da travi sovrapposte e lavorate in testa.
La chiesa è ridotta a rudere ed occupa la parte sommatale dell’antico borgo dove si colloca la piccola Piazza dedicata al Santo. L’edificio nel suo aspetto attuale è diventato quasi un’espansione della piazza stessa ed è utilizzato, soprattutto in estate, come sede di manifestazioni musicali e teatrali. Le uniche parti conservate nella loro volumetria sono l’abside ed il bel campaniletto a vela. All’interno sono ancora visibili le imposte degli archi che formavano la copertura e la nicchia dell’altare laterale di destra con arco e piedritti in pietra lavorata, nel catino dell’abside semicircolare si conservano alcuni elementi scultorei settecenteschi di buona fattura, l’arco trionfale si presenta incorniciato da una semplice riquadratura nella quale si notano due stemmi, uno per lato, con scolpite delle foglie polilobate.
A nord e ad est della piazza si posiziona Palazzo Muzi dalla grande facciata su due livelli con loggiati ed ampie aperture ascrivibili dal XVI al XIX sec.. Particolarmente interessanti i portali ad est con i conci di chiave finemente scolpiti.
Ad ovest della piazza si nota un bel portale cinquecentesco in pietra con lo stemma Bernardiniano scolpito sull’architrave.
Scendendo lungo Via Palazzo si passa al di sotto di archi e volte a vela malamente consolidati; questi sono elementi architettonici che si ripetono in forme diverse all’interno del borgo murato facendo da filo conduttore fra le stradine, ed esaltando un gioco di luci ed ombre di suggestivo effetto.
Usciti dalla strettoia, che così come posizionata fa supporre d’essere una delle porte d’accesso alla primitiva cinta fortificata, si arriva su ripide scale che immettono nella zona posteriore del Palazzo Baronale dei Corvi, nella quale si colloca la possente torre d’origine romana, più volte rimaneggiata.
Si tratta sicuramente di uno dei palazzi signorili più importanti della Valle dell’Aterno che rivela il sovrapporsi di strutture cinque – seicentesche più armoniose a quelle massicce medioevali.
La storia lo fa risalire all’epoca romana ove sul sito si posizionava la torre di difesa a pianta quadrata alla quale si aggiunsero successivamente mura bastionate. Nel 1400 intorno ad una grande cisterna si costruì il portico colonnato interno con volte a vela e sovrastante loggiato. Assediata, e probabilmente gravemente danneggiata nel 1423 da parte di Braccio da Montone e, circa due secoli dopo, nel 1648b dagli spagnoli, modificò il suo aspetto prettamente militare e difensivo per diventare una vera e propria residenza baronale. Nel XVIII e XIX sec. si susseguirono vari interventi di manutenzione e razionalizzazione funzionale e nel nostro secolo, durante la seconda guerra mondiale, èm sede del Comando Tedesco ed è danneggiato dall’esplosione di una mina, il Palazzo subisce il rifacimento dei tetti di copertura con l’abbassamento delle facciate nella zona d’angolo.
La stretta stradina di Via Palazzo diviene, in questa parte, quasi privata in quanto alcune attività svolte dai numerosi servitori alle dipendenze dei Baroni si esercitavano proprio su di essa; infatti vi troviamo le antiche stalle sulla sinistra, le piccole porte che immettevano nelle cantine e nei magazzini del Palazzo, ed ancora, ben mantenuto un caratteristico, grosso caldaio di rame (veniva utilizzato per la coloritura dei panni e la bollitura del mosto o per fare sapone con il grasso di maiale) incastrato a terra al di sopra di un rudimentale focolare, in un angolo reso ancor più suggestivo da porticati soppalcati in legno, e da un bel portale in pietra con sopra incisa la data del 1690 riferita, probabilmente, all’affresco raffigurante un Santo con al di sotto lo stemma della famiglia Corvi.
Scendendo per una porta secondaria si arriva lungo la via che si affaccia sulla valle, sotto quella parte del Palazzo più imponente ed austera che con la sua mole occupa l’angolo di nord ovest di Fontecchio.
Di fronte a Palazzo Corvi, lungo il viottolo che si dirige verso il fondovalle detto “Via de L’Aquila” è possibile ritrovare le tracce di una delle principali attività di Fontecchio medievale: la concia delle pelli. Si tratta di edifici in pietra a due piani in cui, i recenti restauri, sono riusciti a mantenere quasi nella loro interezza la struttura degli ambienti di lavoro.
Ancora ben conservate si notano le vasche di Fonte dal Codacchio che forniva l’acqua necessaria alla concia delle pelli; sulla sinistra di questa si colloca una piccola cappella, ridotta ormai allo stato ruderale, che, ad un’attenta visione sulla muratura d’angolo di sinistra, permette di leggere la data del 1634 ad una croce, scolpiti su due conci di pietra. Sullo stesso allineamento si colloca la conceria con all’interno le vasche in pietra, dove venivano immerse le pelli, i canaletti di adduzione e di scolo delle acque, e la grande cisterna d’accumulo delle stesse. La localizzazione di vasche in piani seminterrati, la poca luce ed aria, la presenza di acidi per la lavorazione delle pelli rendevano di sicuro estremamente disagiate le condizioni di lavoro.
Il piano primo era utilizzato per l’essiccazione delle pelli, pertanto è caratterizzato da ampie finestrature che gli conferiscono l’aspetto di loggiato e questo fasi che l’edificio risulti alleggerito nella volumetria.
Tornando verso il paese, costeggiando Palazzo Corvi, un bel portale datato 1659 anticipa il piccolo terrapieno dove si posiziona il portale principale d’ingresso. Si è portati ad avvicinarsi al grande portone, ma la soglia è da tempo impenetrabile agli occhi indiscreti per la riservatezza dei proprietari, discendenti dalla nobile famiglia dei Corvi, che tanta importanza ha avuto nella vita del paese. Non si può far altro, quindi, che cercare d’immaginare la bellezza delle stanze, gli arredi, i mobili d’epoca, i quadri, i libri e i documenti custoditi nel suo interno, circondati da quell’alone di mistero proprio delle cose proibite.
Lasciandosi alle spalle la mole austera e gentile al tempo stesso del Palazzo, il piccolo piazzale terrazzato antistante l’ingresso principale, la “murata” di Via del Rio e la possente torre forata, che conferiscono all’ambiente un aspetto vagamente romantico, si ha la sensazione di aver fatto un salto nel passato.

